
Titolo originale: Death at a Funeral
Nazione: Germania, Regno Unito, U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 90'
Regia: Frank Oz
Sito ufficiale: www.deathatafuneralthemovie.com
Cast: Matthew MacFadyen, Rupert Graves, Alan Tudyk, Daisy Donovan, Kris Marshall, Ewen Bremner, Andy Nyman, Jane Asher, Keeley Hawes, Peter Dinklage
Produzione: Parabolic Pictures Inc., Stable Way Entertainment
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: 21 Settembre 2007 (cinema)
Trama:
Un solenne funerale per una persona amata sfocia nel caos più completo quando i sentimenti, la gelosia, i parenti acquisiti, gli allucinogeni, i segreti oscuri, i desideri di una vita e alcuni ricatti estremi si fondono in un'irriverente commedia inglese, Funeral party.
La mattina del funerale del padre, la famiglia e gli amici del defunto arrivano portando con sé tutte le proprie ansie personali. Il figlio Daniel (Matthew Macfayden) sa che dovrà affrontare il fratello Robert (Rupert Graves), un mellifluo e presuntuoso romanziere di successo, che è appena arrivato da New York, per non parlare della promessa di offrire una nuova vita a sua moglie Jane (Keely Hawes). Nel frattempo la cugina di Daniel, Martha (Daisy Donovan), assieme al suo nuovo e fedele fidanzato Simon (Alan Tudyk) cercano disperatamente di fare una buona impressione sul rigido padre di lei, un obiettivo che fallisce miseramente quando Simon, durante il tragitto per arrivare alla funzione, ingerisce accidentalmente un allucinogeno che lo lascia in balia di attacchi incontrollabili di follia e di nudismo di fronte ai suoi potenziali parenti acquisiti. E a questo punto arriva il vero shock: un ospite misterioso (Peter Dinklage), che minaccia di svelare un segreto di famiglia sconvolgente. Quando un caos incredibile e diversi contrattempi spiacevoli prendono il sopravvento, tocca ai due fratelli nascondere la verità alla loro famiglia e agli amici e trovare un modo di seppellire non soltanto il loro amato congiunto, ma anche i segreti che nascondeva.
Critica:
Dopo anni di commedie più o meno riuscite Frank Oz, il padre dei Muppets, torna nella sua Inghilterra per un film di poco glamour, ma molto divertimento. Fin dalla prima gag, è chiaro che l’umorismo sarà il più british possibile. Si scherza sulla morte, come già lascia intuire il titolo, e la prima gag, “l’errore”, è emblematica per capire il tono di quanto seguirà.
“Mio nonno era un uomo inutile. Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto”. Questa battuta di Woody Allen poteva senza dubbio far parte di “The funeral party”. Per costruire il divertimento gli autori prendono un evento (il funerale) in cui normalmente i comportamenti dei presenti sono vincolati alle regole cerimoniali, e inseriscono una serie di elementi/personaggi destabilizzanti (per certi versi è la stessa struttura di “Quattro matrimoni e un funerale”). Sono questi “rompitori di schemi” che creano la situazione comica. Un “la” che da il via al resto dei personaggi, aumentando sempre di più il ritmo in un intensificarsi di battute e sketches tra chi cerca di salvare le apparenze e chi è involontario spettatore.
Importante in tal senso è la fase di preparazione. Nel tragitto che porterà i vari personaggi al funerale vengono infatti inseriti tutte quelle informazioni che serviranno successivamente per avvicinare uno spettatore omnisciente alle problematiche dei vari personaggi. Le varie storie si incrociano, andando per accumulo e rendendo sempre più apparentemente irrisolvibile e catastrofica la situazione.
Una gestione dei tempi perfetta che anche punta molto (giustamente) sulle notevoli qualità degli attori. Interpreti non famosi (almeno a livello internazionale) che riescono ad emergere dal grande schermo mantenendosi in bilico fra serietà e paradosso. Nessuno è davvero macchietta, tutti a loro modo si districano nei diversi registri narrativi che offre il film, offrendo sempre qualche spunto riflessivo oltre al sorriso. Ne esce fuori un film che ad alcuni farà ridere fino alle lacrime, ad altri quantomeno divertirà abbastanza da non far rimpiangere il costo del biglietto. Il che non è male.
La frase: "Perché le mie mani sono così grandi?".
Andrea D’Addio
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