Al centro della storia c'è una dodicenne, Lyra, che è impegnata a trovare e salvare il suo miglior amico, Roger, e che finisce per affrontare uno straordinario viaggio per salvare non solo il suo mondo, ma anche il nostro. Il mondo di Lyra è molto simile al nostro, ma si trova in un universo parallelo. Buona parte di esso ci è familiare: i continenti, gli oceani, la Brytannia, la Nordovegia e il Polo Nord. Ma un'altra parte è incredibilmente diversa. Nel mondo di Lyra, l'anima di una persona vive al di fuori del suo corpo, nella forma di un daimon, uno spirito di animale parlante che la accompagna nel corso della sua vita, rimanendo sempre vicino alla sua metà corporea. Il daimon di un bambino può cambiar forma, assumendo tutte le sembianze che l'infinita immaginazione tipica di quell'età può ispirargli. Ma quando una persona cresce, il suo daimon gradualmente si mantiene in un'unica forma, a seconda del suo carattere e della sua natura. Il legame tra un essere umano e un daimon è straordinariamente forte: una persona senza un daimon, nel mondo di Lyra, viene considerata vittima di un'orribile mutilazione, e scherzare su questo collegamento è uno dei maggiori tabù esistenti.
Recensione:
Natale, tempo di cartoni, cine panettoni e fantasy. Quest’anno a rappresentare quest’ultima categoria ci pensa “La bussola d’oro”, primo capitolo di una trilogia che prende ispirazione dal ciclo “Queste oscure materie” di Philip Pullman.
Il mondo creato da Pullman è simile alla Terra dell’’800 nella quale, però, troviamo differenti situazioni geo-politiche e soluzioni scientifico-tecnologiche bizzarre.
Qui ogni essere umano non è solo ma ha accanto a sé un daimon, una sorta di coscienza viva che si mostra sotto forma di animale a seconda della personalità di ciascuno. Nei bambini il daimon è in continua mutazione, mentre si stabilizza nell’età adulta.
In questo mondo il potere è nelle mani del Magisterium, che tenta di controllare la vita degli uomini, ma ci sono altre forze molto potenti, il popolo degli orsi corazzati, il regno delle streghe e i gyziani.
Eroina della storia, come in quasi tutte le storie fantasy, è una ragazzina, la dodicenne Lyra, l’unica in grado di leggere la bussola d’oro e ago della bilancia dei futuri assetti politici.
Essendo il primo film della trilogia il compito del regista Chris Weitz, qui anche sceneggiatore, è quello di introdurre gli spettatori all’interno di questo nuovo universo, presentargli i personaggi e incuriosirli per fidelizzarli, in modo che desiderino andare al cinema per il secondo capitolo della saga, per questo “La bussola d’oro” non è neanche pensato per essere giudicato come film a sestante, tante sono le domande che vengono poste e che non trovano risposta.
Il problema però della sceneggiatura è la semplificazione che fa del libro e i continui riferimenti visivi e tematici ad altri film fantasy, primo tra tutti “Le cronache di Narnia”.
In definitiva il film non annoia, ma non riesce ad appassionare, il viaggio di Lyra da una popolazione all’altra sembra una sorta di video games dove si passa a livello successivo, senza un reale coinvolgimento emotivo e anche nei momenti in cui si svelano importanti segreti il regista non riesce a creare la giusta atmosfera di attesa e suggestione.
Che il film debba avere un seguito è chiaro anche da come sono utilizzati attori importati come Daniel Craig ed Eva Green che qui fanno poco più di una comparsata, ma sono personaggi importantissimi nell’economia della storia.
Attendiamo perciò il prossimo capitolo per capire se la saga riuscirà a scrivere una pagina importante nel genere fantasy, per il momento no.
La frase: "La guerra sta per cominciare, Lyra".
Elisa Giulidori
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